Si dice che il Picco di Mezzodi sia l'ultima montagna salita dal poeta e alpinista Julius Kugy. L'idea di percorrere questo anello è piuttosto datata ma per motivi diversi i due tentativi precedenti non erano andati a buon fine. La prima volta tentai questo anello assieme a Desy nel 2014. Arrivati però all'Alpe Moritsch dovemmo rinunciare a risalire il canalone che porta a forcella Ratece a causa del grande nevaio che rimane solitamente fino in luglio. Riprovai in solitaria l'anno successivo ma un problema all'auto mi impedì direttamente di arrivare a Ortigara costringendomi a fare retro-front e portare l'auto dal meccanico. Il 4 luglio 2016 parto deciso, le previsioni dicono che sarà una giornata ottima. All'arrivo a Ortigara superiore però mi rendo subito conto che la giornata sarà più grigia di quanto pensassi. Parto e seguo il rio della magica Val Romana, scarto il bivio per la Capanna 5 punte e punto diritto verso la conca sospesa dell'Alpe Moritsch. Le brine mattutine e la completa assenza di sole hanno reso la rigogliosa vegetazione di questo tratto completamente bagnata. Pur cercando di salire schivando rami e frasche non riesco ad evitare di inzupparmi completamente maglietta e soprattutto i pantaloni. Non fosse che l'acqua dai pantaloni poi scende sulle gambe fino ad arrivare ai calzini e agli scarponi la cosa non sarebbe un problema grave. Fatto sta che quanto arrivo all'Alpe Moritsch ho gli scarponi letteralmente inzuppati d'acqua, posso togliermeli e svuotarli dall'acqua a mo' di secchiello. Balena per un attimo il pensiero che anche oggi le cose potrebbero terminare con una ritirata... Entro nella zona grigia di nubi vaporose che diventano via via più fitte mano a mano che mi avvicino a forcella Ratece. Fortunatamente il famoso nevaio quest'anno è ben poca cosa e mi permette di risalire il delicato canalone - due movimenti un po' delicati su rocce bagnate attorno al II grado inferiore. Superata la forcella le difficoltà risultano più contenute e anche l'aria circostante assume un tono meno grigio. E' segno che poco sopra di me c'è il sole che sta provando a farsi spazio. Mi fermo sul sentiero qualche minuto per bere e mangiare qualche cosa a veloce rilascio energetico. Riparto dopo 20 minuti per la cima che raggiungo in circa mezz'ora. E' circa l'una, ci ho impiegato circa 3 ore e 30 a salire. Non male come tempo considerando le difficoltà. Sulla cima il sole è più vicino, ci sono dei momenti in cui il cielo sopra di me è completamente sgombro di nuvole, sebbene il panorama verso il Mangart e le Ponze completamente oscurato da altri nuvoloni. Non si sta male, decido di fermarmi qui, togliere scarponi e calzini e aspettare finché non riuscirò a vedere il Mangart. E' solo questione di tempo, so benissimo che in queste giornate alle 17 il cielo si ripulisce completamente di queste nuvole vaporose. Attendo la bellezza di tre ore, facendo qualche foto e cercando di asciugare quanto più possibile gli scarponi. Togliendo i calzettoni infatti arriverò a casa con una leggera scottatura ai piedi... Mi sono dimenticato di spalmarci su un po' di crema solare! Alle 16 circa le ultime nuvole si squagliano come neve al sole ed eccolo lì finalmente, davanti a me.. Il Mangart! Mi sembra addirittura di riuscire a vedere degli escursionisti sulla cima tanto è tersa l'aria.... Faccio le ultime foto poi decido di iniziare la discesa che si presenta piuttosto lunga. Scenderò infatti sul versante dei laghi fino a sella Colrotondo lungo la via normale, poi per sentiero e mulattiera arriverò fino a Ortigara e infine alla macchina. Dopo un'ora e mezza circa sono all'auto, durante il rientro riesco a fare ancora alcune bellissime foto, la giornata grigia pregustata in mattinata è oramai solo un ricordo (sebbene calzini e scarponi ancora pesantemente bagnati siano ancora molto reali...).
Anello del Picco di Mezzodì da Ortigara
«Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima». Seneca
lunedì 4 luglio 2016
sabato 2 luglio 2016
Tentativo fallito sul Tinisa
2 Luglio 2016. Sul Tinisa ci siamo già stati qualche anno fa in occasione della riapertura ufficiale del sentiero che compie l'anello completo in cresta. Non ricordo che il giro fosse particolarmente impegnativo o faticoso, per cui decidiamo ripercorrere l'itinerario nelle ore rimanenti di questo sabato. Arriviamo al rifugio Tita Piaz al passo del Pura che collega Ampezzo a Sauris. Ci incamminiamo lungo la strada in direzione Sauris, scendiamo i due tornanti e prendiamo la sterrata che si stacca sulla destra e che porta in circa 20 minuti alla casera Tintina. Alla casera valutiamo se intraprendere il percorso in cresta. La giornata si sta annuvolando e sulla cresta si stanno formando alcuni nuvoloni. Preferiamo pertanto salire al Malpasso seguendo il sentiero naturalistico "Tiziana Weiss", arrivare da lì in cima al Tinisa Ovest e valutare poi l'eventuale discesa per la cresta e la cima Est. Saliamo tra i mughi e molti dubbi sul meteo. Sicuramente non pioverà ma pare proprio che il nuvolone che si è posato sulla cima non se ne andrà a breve. Arriviamo al Malpasso superando il tratto attrezzato esposto ma come raggiungiamo la forcella siamo investiti da un forte e freddo vento che rende le temperature prossime allo zero. Non male davvero per essere i primi di luglio! Scartiamo anche l'opzione di continuare sul sentiero Tiziana Weiss fino alla Punta D'Uccel, ora le nubi stanno coprendo anche quest'ultima elevazione. Scattiamo ancora qualche foto alla flora e mestamente iniziamo la discesa verso l'auto che raggiungeremo in circa 1 ora.
Dall'auto al Malpasso circa 1 ora e 30', 500 m di dislivello.
Dall'auto al Malpasso circa 1 ora e 30', 500 m di dislivello.
Etichette:
Malpasso,
Tinisa,
Tiziana Weiss
Ubicazione:
Ampezzo, Province of Udine, Italy
sabato 18 giugno 2016
Bordaglia e dintorni...
L'ultima volta che salii ai laghi di Bordaglia correva l'anno 1988, c'erano gli europei di calcio e stavo in soggiorno estivo alle colonie di Piani di Luzza (a quel tempo si chiamavano così). Una delle mete classiche di quei 15 giorni erano proprio i laghi di Bordaglia. Non ricordo granché di quella gita, anche se quel tempo ero già abituato a scorazzare per i monti ed ero già salito, sebbene quasi neanche adolescente, su diverse delle più importanti vette della regione di cui ancora ora concervo un chiaro ricordo. Complice anche la richiesta del papà di Desy di venire in montagna per ascoltare il canto degli uccelli nel bosco, decido di salire da queste parti. Nonostante la sveglia alle 4:30 arriviamo a Pierabech alle 7, siamo già decisamente tardi per sentire gli uccellini. Lasciamo l'auto nei pressi dello stabilimento della Goccia di Carnia - una delle acque migliori in commercio a mio avviso - e ci dirigiamo verso il ponte sul Degano. Subito un cartello indica "sentiero chiuso"... Non ci credo e scendo a vedere. Effettivamente il ponte per attraversare il torrente è crollato, svelato l'arcano. Cerco punti per un possibile guado ma le piogge del periodo hanno ingrossato il torrente ed è meglio non avventurarsi in tentativi troppo arditi. Saliamo quindi fino alla cava dove vediamo un secondo ponte che ci porta sulla sponda opposta. Poi, riperdendo un po' di quota, ci ricolleghiamo con il sentiero naturalistico CAI 142 che sale alle casere Bordaglia di sotto e di sopra. Proseguiamo nel bosco lentamente, facendo silenzio e cercando di ascoltare la natura. Sono già quasi le 8 di mattina, secondo me troppo tardi per sentire gli uccelli che danno il massimo del loro repertorio all'alba, in questa stagione dalle 5 alle 6:30. Arriviamo alla casera Bordaglia di sotto, il posto è magnifico, non c'è ancora nessuno e non ci sono soprattutto loro, le mucche. Riposiamo un po' e facciamo qualche foto. Mi colpisce in particolar modo il monte Vas, proprio davanti a noi che con la sua cima slanciata chiede di essere ammirato e rispettato. Potrebbe diventare una delle prossime mete. Il papà di Desy, Sandro, decide che per lui il giro termina così, le gambe non abituate alla montagna sentono un po' la fatica. Desy asseconda suo padre e decide anche lei per il rientro. Io però mi sento bene e vorrei terminare l'allenamento di oggi chiudendo l'anello e scendendo quindi per la il versante del rio Sissanis dopo aver raggiungo la casera Bordaglia di sopra e il lago Pera. Se spingo un po' dovrei metterci non più di mezz'ora più di loro per tornare all'auto... Breve consulto e decidiamo di separarci. Loro rientreranno con la calma percorrendo a ritroso il sentiero percorso fino qui mentre io salirò a chiudere il giro. Appuntamento all'auto tra 1 ora e mezza. Parto di slancio e in meno di mezz'ora sono alla seconda casera. Evito di scendere al lago di Bordaglia e salgo diretto
fino al lago pera dove mi fermo un quarto d'ora per fare delle
bellissime foto al laghetto e alla creta di Bordaglia. La creta è bella,
so che è salibile con poche difficoltà ma oggi non c'è tempo, la
teniamo come opzione per la prossima volta. Inizio a scendere verso
casera Sissanis per un bel sentiero tra prati e qualche nevaio residuo.
Infine la parte più noiosa è la discesa lungo la forestale presso il
torrente Degano che mi porterà prima alla cava e poi alla Goccia di
Carnia dove troverò i miei compagni che mangiano il loro panino. Sono
arrivati circa 20 minuti prima di me... Sono stato davvero veloce!
Un bel giro che rifarò sicuramente, magari salendo anche le Creta di Bordaglia. Peccato aver sentito pochi uccellini cantare (soprattutto tordi ce n'erano ben pochi!).
Anello completo circa 950 m di dislivello, 2h per arrivare al lago, 2 ore per scendere escluse soste.
Visualizzazione tracciato gpx
Un bel giro che rifarò sicuramente, magari salendo anche le Creta di Bordaglia. Peccato aver sentito pochi uccellini cantare (soprattutto tordi ce n'erano ben pochi!).
Anello completo circa 950 m di dislivello, 2h per arrivare al lago, 2 ore per scendere escluse soste.
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Bordaglia,
laghi di Bordaglia,
Pierabech
Ubicazione:
33020 Pierabec UD, Italy
domenica 22 maggio 2016
Arvenis e Tamai
22 Maggio 2016. A poco meno di un mese dall'intervento di meniscosectomia e pulizia della cartilagine decido che è ora di rimettersi in moto e testare il nuovo ginocchio. Cerco qualcosa di semplice e inedito, uno sguardo alla cartina e mi cade l'occhio sulla zona dello Zoncolan con i monti Arvenis e Tamai, entrambi mai saliti (il secondo a dire il vero era già stato visitato ma in piena stagione sciistica utilizzando gli impianti che portano a pochi metri dalla vetta). Saliamo da Sutrio fino al parcheggio nei pressi dei laghetti artificiali. Da qui sfruttando le piste da sci arriviamo fino alla cima del Tamai dove il mio test articolare potrebbe dirsi già concluso con successo. Guardando il versante opposto, sud, decidiamo che possiamo salire anche sull'Arvenis. Scendiamo per comoda traccia fino alla sella tra le due elevazionio e da qui semplice cresta arriviamo, attraversando anche qualche nevaio residuo, sulla cima dell'Arvenis. Panorama discreto ma compromesso un po' dalle eccessive velature e da un cielo non proprio terso. Rientriamo seguendo il sentiero che scende sul lato est, evitando di raggiungere la malga Meleit e tagliando direttamente le pendici del Tamai verso il parcheggio.
Dislivello approssimativo sui 600 metri
Tracciato gpx
Dislivello approssimativo sui 600 metri
Tracciato gpx
| Il comprensorio dello Zoncolan |
| L'Arvenis visto dal Tamai |
| Mappa del panorama |
| Stratificazioni caratteristiche della zona, formatesi durante l'ultima glaciazione 10000 anni fa |
sabato 16 aprile 2016
Cimadors Alto - Balcone sulla Grauzaria
L'idea di questa salita è quella di approfittare del balcone naturale con la miglior visuale sulla parete sud della Grauzaria per fare delle belle fotografie. Purtroppo le condizioni meteo all'arrivo in cima non hanno permesso una degna visuale pertanto questo giro si è guadagnato un sicuro biglietto per una ripetizione nelle prossime stagioni. La meta è consigliabile in autunno e primavera, addirittura diverse persone la salgono anche in pieno inverno con le ciaspole.... anche se il pendio finale nel bosco mi sembra un po' eccessivo. Saliamo al paesino di Grauzaria e proseguiamo fin dove la strada lo permette in direzione borgo Baduz. Parcheggiamo su uno dei pochi spiazzi disponibili a bordo della carreggiata e proseguiamo a piedi fino all'ultimo caratteristico gruppo di casette denominato Borgo di Mezzo. Da qui prendiamo il sentiero e senza possibilità di errore ci dirigiamo verso Casera Cimadors alta dove, una volta arrivati, troviamo anche la prima neve residua sul piccolo altipiano. Nubi nere si posano su tutta la zona montana mentre sembra che il sole continui ad illuminare la pianura creando uno strano e sinistro gioco di luci. Salgo comunque velocemente fino alla cima, provo a fermarmi un po', a fare alcuni scatti... Ma non ne vale la pena. Mestamente rientro alla casera dove la mia compagna è saggiamente rimasta ad aspettarmi. Non ho tempo per mangiare qualcosa, le nuvole preoccupano un po' e non abbiamo molta voglia di prendere la pioggia. Scendiamo, alle case del Borgo ci sono delle signore con le quali ci intratteniamo alcuni minuti per parlare piacevolmente del più e del meno. Riprendiamo la via di casa e in un'ora circa siamo all'auto.
| Casera Cimadors alta |
| In basso il Masereit, sopra il Zuc dal Bor |
| Torre Nuviernulis |
| Verso la pianura |
Ubicazione:
33015 Moggio Udinese, Province of Udine, Italy
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