domenica 17 agosto 2014

Mangart

Il Mangart è la quarta vetta in ordine di altezza delle Alpi Giulie, dietro a Triglav, Montasio e Scarlatizza. E' collegato a sud da una sottile cresta al Gialuz (o Jalovec) alto solo una ventina di metri ma dalla sagoma più slanciata. Il Mangart visto da ovest appare come un grande cupolone che molto poco ha da invidiare ad altri "cupoloni" più rinomati. Per salirlo decidiamo di percorrere le due ferrate italiana e slovena e la via normale compiendo così un giro completo della cima. Punto di partenza è il rifugio sloveno che permette di risparmiare almeno 800 metri di dislivello. Sono le 8 del mattino quando sconfiniamo al valico di Cave del Predil e imbocchiamo la rotatoria che sale al rifugio. Notiamo che al casellino del pedaggio non c'è nessuno ma ci sono dei cartelli che avvisano che la strada non sarà percorribile dalle 10 alle 14 per lo svolgimento di una corsa ciclistica. Ottimo, niente pedaggio e orario perfetto per chi sale in cima visto che molto difficilmente saremo all'auto prima delle 14. Parcheggiamo e partiamo dal bell'alpeggio del Koča na Mangrtu, scendiamo in versante laghi verso il bivacco Nogara. Poco prima del bivacco si svolta a destra verso la parete del Mangart dove si trova senza difficoltà l'attacco della ferrata italiana. Questa ardita ferrata è stata allestita dagli alpini negli anni '50 per creare una via diretta alla cima senza sconfinare in territorio jugoslavo. Si sale da subito in verticale ma la progressione non è mai faticosa. Si passa un caratteristico tunnel dal quale si sbuca in piena parete. Si prosegue con qualche traverso esposto e in meno di un'ora siamo all'uscita dove incrociamo la via normale e dall'altro lato, del canale ghiaioso, vediamo i numerosi escursionisti alla prese con la più facile ferrata slovena. Questa è sì più facile, non si rende nemmeno necessario secondo me l'uso del kit da ferrata, però svolgendosi su un canalone è molto soggetta al rischio di caduta sassi smossi da altri escursionisti. Qualcuno sale con imbrago e in cordino statico con moschettone e mi chiedo se non sia davvero meglio salire senza niente piuttosto che con questi sistemi dalla dubbia efficacia in caso di caduta (stress e rottura del moschettone, capovolgimento del soggetto, fattore di caduta elevato al quale conseguirebbero sicuramente problemi alla spina vertebrale etc). Ci accodiamo e seguiamo la folla in questo tratto che per i motivi sopra citati si è rivelato poco piacevole. Arriviamo sul versante ovest su un bel balcone dove la ferrata slovena può dirsi terminata e il sentiero cambia direzione puntando da qui verso est diretto in cima. Ci fermiamo un attimo ad ammirare il paesaggio assieme a molta altra gente. Altri 30 minuti al massimo e si arriva per facili roccette in cima, una cima che per la facilità di accesso e per il panorama che offre è sempre affollata come una spiaggia della riviera romagnola. Questo contrasta un po' con il mio modo di intendere la montagna, certamente non si può non comprendere chi sale qui perché fisicamente non può affrontare salite più impegnative. Sono sempre circa 600 metri di dislivello percorrendo la via normale o la ferrata slovena per cui non è proprio un gioco. In vetta facciamo alcune foto, attira la mia vista in particolar modo lo Jalovec che sembra non temere il confronto col il più possente e (leggermente) più alto Mangart ma ancora più bella è la vista del mare... Solo il Canin offre un panorama sul mare migliore di questo (limitatamente alle alpi Giulie italiane). Scendiamo dalla via normale, anche qui incontriamo molta gente che sta ancora salendo mentre è già l'una e le prime nubi si stanno addensando sulle montagne vicine. Arriviamo al rifugio dove scattiamo ancora qualche foto e poi giù in auto verso Sella Nevea. Al casello ora ci sono due ragazzi che fermano le auto in salita per il pedaggio... noi passiamo indifferenti e tiriamo dritti dritti verso l'Italia dove comunque in alcune località in fatto di pedaggi per strade e parcheggi non siamo secondi a nessuno (vedasi rifugio Auronzo). Ci fermiamo a bere una birra a Sella Nevea, mentre sul Mangart oramai n grosso nuvolone ha avvolto la cima completamente.

Dislivello 900 metri, tempo di salita 2h30', discesa 1h15'

































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